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Corso sull’AI (o di marketing) gratis per la tua azienda: come funziona coi fondi interprofessionali, chi ne ha diritto e cosa entra

Un corso sull’AI gratis per la mia azienda esiste davvero? Chi lo paga, e cosa devo fare io?

Esiste, e quasi sempre è già pagato: le aziende private con dipendenti versano ogni mese un contributo a un fondo interprofessionale, spesso senza saperlo, e con quei soldi il corso può essere coperto per intero. La docenza la paga il fondo; libri, strumenti e spese dipendono dall’avviso. Serve aderire a un fondo, avere dipendenti da formare e un ente che gestisca la pratica.

È davvero gratis?

Quando cerchi «corso sull’AI gratis» o «corso di marketing gratuito per aziende», quello che trovi quasi sempre è questo, e ha un nome meno invitante: formazione finanziata.

Il meccanismo è più semplice di come suona. Ogni mese, insieme ai contributi, l’azienda versa una quota che può essere destinata a un fondo interprofessionale. Quei soldi restano a disposizione per formare i tuoi dipendenti. Se non li usi, restano lì.

Per questo la parola giusta è «già pagato» più che «gratis»: il corso può essere coperto per intero dal fondo, ed è un fondo alimentato dalla tua azienda.

Quello che di norma resta a carico dell’azienda è il tempo delle persone in aula, che è il costo vero di ogni formazione, e le voci che l’avviso non prevede. La docenza è la parte che il fondo copre.

Da qui in avanti troverai scritto «può» parecchie volte. Non è prudenza formale: i fondi sono diversi fra loro, e ogni avviso ha le sue regole. Chi ti promette la copertura totale prima di aver visto il tuo caso sta parlando a caso.

Chi ha diritto, e chi no

Tre requisiti di base, e si verificano in mezz’ora.

▸ L’azienda è privata e ha sede in Italia.

▸ Le persone da formare sono assunte come dipendenti.

▸ L’azienda aderisce a un fondo interprofessionale. L’adesione è gratuita, e molte aziende ce l’hanno senza saperlo.

Restano fuori i casi in cui manca uno di questi pezzi: lo studio di soli soci senza dipendenti, chi lavora solo con collaboratori o partite IVA, la pubblica amministrazione, l’azienda estera senza una sede italiana. Per le associazioni e gli enti senza scopo di lucro dipende dal fondo, e va chiesto prima di costruire il piano.

Il caso misto è il più comune: tre dipendenti e due collaboratori nella stessa squadra. Il fondo copre le ore dei dipendenti; per gli altri si decide se partecipano lo stesso e a carico di chi, e lo si scrive prima, perché sul registro d’aula compaiono tutti.

Sei domande dicono in tre minuti se la tua azienda rientra, e ti mandiamo il responso per email: sta nel link in fondo a questa guida.

Quali fondi esistono, e come sai a quale sei iscritto

I fondi interprofessionali in Italia sono una ventina, nati dagli accordi fra le associazioni di impresa e i sindacati. I nomi che si incontrano più spesso sono Fondimpresa, FonARCom, For.Te, Fondirigenti, Fondo Formazione PMI.

Se non sai a quale aderisce la tua azienda, lo vede il consulente del lavoro dal cassetto previdenziale in cinque minuti: l’adesione si indica nelle denunce mensili, e da lì si legge.

Se non aderite a nessuno, aderire è gratuito e si fa nella denuncia contributiva. Da quel momento la quota comincia ad accumularsi sul conto della tua azienda o nel contenitore collettivo del fondo, a seconda del fondo e della dimensione.

I fondi lavorano in due modi, e conviene sapere quale ti riguarda. Con il conto aziendale, l’azienda spende quello che ha accumulato: più dipendenti e più anni di adesione, più risorse. Con gli avvisi, il fondo mette a disposizione una somma e le aziende presentano i loro piani entro una scadenza.

Cambiare fondo si può, e ha senso quando quello attuale non ha avvisi adatti a voi. Non è una pratica lunga, ma va messa in conto nei tempi: chi decide a marzo di formare le persone a maggio spesso arriva tardi per il primo giro.

Cosa entra e cosa no

La voce principale è la docenza: le ore d’aula, in presenza o online, con il docente e il materiale didattico previsto dal piano.

Intorno alla docenza c’è il lavoro amministrativo, che qualcuno deve fare: la presentazione del piano, i registri, le firme, la rendicontazione finale. Di solito lo fa l’ente di formazione o il fondo stesso, e nel preventivo dev’essere chiaro chi se ne occupa.

Libri, strumenti, licenze e spese di trasferta dipendono dall’avviso: ci sono avvisi che ammettono i materiali didattici e avvisi che coprono solo le ore. Si guarda prima di costruire il piano, perché la differenza si vede sul conto finale dell’azienda.

Una cosa che non entra mai è il tempo delle tue persone. Otto ore d’aula sono otto ore fuori dal lavoro, e nella scelta del formato quel costo pesa più della fattura.

Ultimo pezzo, poco simpatico e utile: i corsi finanziati hanno vincoli sul calendario, sui minimi di partecipanti e sulle assenze. Un’aula che si svuota a metà percorso può far saltare la rendicontazione di quelle ore, ed è il motivo per cui conviene scegliere date che le persone possono davvero rispettare.

Come si fa, passo per passo

Il percorso è sempre lo stesso, e ha sei passi.

▸ Si verificano i requisiti: sede, dipendenti, fondo. Mezz’ora, con il consulente del lavoro.

▸ Si sceglie chi gestisce la pratica: un ente di formazione accreditato, o il fondo attraverso i suoi canali. Noi eroghiamo la docenza e lavoriamo con l’ente che segue la pratica.

▸ Si scrive il piano formativo: chi partecipa, quante ore, quali contenuti, quali obiettivi, come si valuta. È il documento che il fondo legge e approva.

▸ Si presenta sull’avviso giusto, entro la sua scadenza, oppure si usa il conto aziendale se il fondo lavora così.

▸ Si fissa il calendario e lo si rispetta al minuto: ore, aula, docente, partecipanti. Le variazioni si comunicano prima, non dopo.

▸ Si rendiconta: registri firmati, materiali, relazione finale.

Sui tempi, fra la decisione e la prima ora d’aula passano in genere settimane, non giorni, e con gli avvisi si dipende dalle scadenze del fondo. Se hai una data in testa, conviene partire dalla verifica dei requisiti adesso e costruire il resto a ritroso.

L’affiancamento è finanziabile, o solo le ore d’aula?

Le ore di formazione rientrano, anche quando si tengono in azienda invece che in aula, purché stiano dentro un piano formativo con obiettivi, contenuti e valutazione.

La consulenza pura resta fuori: analisi, progetti, lavoro fatto dal consulente per l’azienda. È una distinzione che i fondi guardano con attenzione, e provare a farla passare per formazione mette a rischio l’intera pratica.

Un percorso a sessioni può rientrare in parte, quando le sessioni sono formative e documentate come tali. È il caso da verificare sull’avviso prima di partire, insieme a chi gestisce la pratica.

Quando una parte non è finanziabile, la strada pulita è dividere: le ore formative dentro il piano, il resto come servizio a parte, con il suo preventivo. Costa un documento in più e toglie il rischio dal tavolo.

In caso di controllo, il fondo verifica che le ore siano state fatte come dichiarato: registri, firme, calendario. Chi lavora in questo modo ha già tutto in ordine, e il controllo passa senza sorprese.

Domande frequenti

È davvero gratis?

Per l’azienda che versa già i contributi a un fondo interprofessionale, la docenza può essere coperta per intero: sono soldi suoi, già versati. Libri, strumenti e spese dipendono dall’avviso e di solito li paga l’azienda. È una cosa già pagata, non un regalo.

Quali fondi esistono, e come so a quale sono iscritto?

Fondimpresa, FonARCom, For.Te, Fondirigenti, Fondo Formazione PMI e altri. Se non lo sai, lo vede il consulente del lavoro dal cassetto previdenziale in cinque minuti. Se non aderisci a nessuno, aderire è gratuito.

L’affiancamento è finanziabile?

Le ore di formazione in aula o in azienda sì, dentro un piano formativo; la consulenza pura no. Un percorso a sessioni può rientrarci in parte: si verifica sull’avviso prima di partire.

Cosa succede se il fondo controlla?

Controlla che le ore siano state fatte come dichiarato: registri, firme, calendario rispettato al minuto. Chi fa formazione finanziata seriamente ha già tutto in ordine, e il controllo passa.

Davide Scalera. Imprenditore, consulente e formatore su AI, marketing e soft skills. Founder e Direttore Scientifico di Update Labs: quello che leggi qui viene dai progetti che segue in azienda e in aula. Chi c’è dietro →

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